Arti & Architettura
1900 - 2000
2 ottobre 2004 - 13 febbraio 2005
Il percorso espositivo a Palazzo Ducale
Piano Sottoporticato
Sala 1
Presupposti teorici di inizio Novecento: la Wiener Werkstätte e la Deutscher Werkbund
Nei primi anni del Novecento, il rapporto tra arti e architettura è incentrato da una parte,
sul ruolo della decorazione e dall'altra, sulle possibilità offerte dall'applicazione dell'industria.
Josef Hoffmann, fondatore nel 1903 della Wiener Werkstätte, sceglie una progressiva riduzione della
decorazione in favore della ricerca di forme pure e funzionali all'architettura e già nel suo progetto
per il Sanatorio di Purkesdorf riduce i muri a sottili superfici piane. Nel 1907, Hermann Muthesius fonda
la Deutscher Werkbund con l'intento di avvicinare gli artisti all'industria per creare in architettura e nelle
arti applicate uno stile unitario per la progettazione sia di un oggetto d'uso, che di un monumento o di una
fabbrica. Gli sviluppi teorici e pratici di Muthesius, Otto Wagner, Henry Van de Velde e Adolf Loos sono parte
della formazione dei protagonisti del Futurismo Italiano.
Sala 2
Futurismo Italiano 1
Nato ufficialmente a Parigi nel 1909, il Futurismo Italiano annuncia sin dagli esordi la volontà di
trasformare il mondo che ci circonda e la piena fiducia nelle tecnologie industriali applicate all'arte e
all'architettura. La forza innovatrice della poetica futurista risiede la ricerca di un linguaggio nuovo
basato sulla compenetrazione delle arti e sugli stimoli offerti dagli sviluppi tecnologici, dalla luce elettrica,
alla velocità delle automobili, alla spettacolarità del volo aereo. In questa logica, i confini
tra le arti non hanno più ragione di esistere: Umberto Boccioni, artista, riflette sul ruolo dell'architettura
futurista (1914); Fortunato Depero e Giacomo Balla, artisti, stilano il documento programmatico per la
Ricostruzione futurista dell'universo (1915); Antonio Sant'Elia, architetto, influenza le generazioni
future attraverso i suoi disegni e la forza comunicativa delle sue idee visionarie.
Giacomo Balla (1871-1958) si forma in ambito divisionista, giungendo ad un'analisi oggettiva del
dato reale nei primi anni di adesione al Futurismo, 1910, mentre la sua ricerca artistica comprende oltre
alla pittura, la scenografia cinematografica e teatrale e la grafica. Nel frattempo l'interesse per la
creazione di mobili ed oggetti d'uso, mediato dalla conoscenza dello Jungendstil, è visibile nella
sua prima esperienza in questo settore nel 1912 con la progettazione della decorazione e dell'arredamento
di casa Löwenstein a Düsseldorf, dove egli impiega per la prima volta il motivo delle compenetrazioni
iridescenti, mentre affronta i temi della velocità e dello sviluppo tecnologico della città del
futuro nel dipinto Ponte della velocità (1913) dove anticipa l'interesse del Futurismo per l'architettura.
Enrico Prampolini (1894-1956) aderisce al movimento futurista nel 1912 ed il suo contributo risiede nella
continua sperimentazione sul linguaggio artistico, che applica indistintamente nei diversi settori in cui si estende
la sua attività: dalla pittura, all'architettura, al teatro, al cinema.
Nel 1914 realizza il disegno 3º Scarabocchio embrionale. Materializzazione di spessori atmosferici
(Camera-dormitorio: sezione), esempio della sua ricerca progettuale in architettura basata sull'"atmosferostruttura".
Il suo impegno per lo sviluppo di un'architettura futurista prosegue, negli anni Venti e Trenta, con la pubblicazione
di riflessioni sull'argomento e con la progettazione di padiglioni per esposizioni universali o per manifestazioni di regime.
Antonio Sant'Elia (1888-1916) dopo la laurea in architettura, aderisce formalmente al movimento futurista con
la presentazione per il catalogo della mostra del gruppo Nuove tendenze a Milano. Nel 1914 redige la prima stesura del
Manifesto dell'architettura Futurista, rimaneggiato e ampliato da Filippo Tommaso Martinetti. Le sue opere, come i
disegni e gli schizzi per la Città nuova, esprimono l'adesione alle ricerche estetiche condotte in quegli
anni nell'ambito delle avanguardie europee, in particolare dal Costruttivismo sovietico. Arruolatosi volontario
allo scoppio della prima guerra mondiale, Sant'Elia morirà nel 1916, senza avere realizzato alcuna delle
architetture ideate, che rimangono tra i più affascinanti contributi teorici della stagione futurista.
Fortunato Depero (1892-1960) frequenta a Roma gli esponenti del Futurismo dal 1913, ma è ufficialmente
affiliato a questo movimento nel 1915. Influenzato dal dinamismo plastico di Umberto Boccioni e dalle compenetrazioni
iridescenti di Giacomo Balla, crea insieme a quest'ultimo i Complessi plastici, oggetti fatti di poesia + pittura + scultura + musica.
La sua importanza nello sviluppo della poetica futurista sta proprio nella fusione tra discipline artistiche diverse e nello sfruttare il
codice visivo da lui ideato sia nella creazione di oggetti d'uso quotidiano, che nel campo teatrale e grafico, mentre si
confronta direttamente con l'architettura nella progettazione di padiglioni pubblicitari.
Costruttivismo e Suprematismo 1
La premessa teorica allo sviluppo dell'arte russa nei primi del Novecento si trova nel Raggismo di Mikhail Larionov e di
Natalia Goncharova, la cui ricerca sulla luce e sul movimento è molto simile a quella portata avanti dal Futurismo
Italiano, e nella poetica cubo-futurista di Kazimir Malevich all'inizio degli anni Dieci. L'avanguardia russa conosce
un momento di grande sviluppo ed affermazione con la Rivoluzione d'Ottobre del 1917, quando sembra potersi concretamente
realizzare una completa ricostruzione della società. Parte integrante ed attiva di tale rinnovamento sono gli
artisti e gli architetti, organizzati nella Sezione per le Arti Figurative del Commissariato del Popolo per l'Istruzione.
La ricerca di un nuovo linguaggio espressivo, da poter applicare ad ogni attività artistica, trova ora i suoi
presupposti teorici nel Suprematismo di Malevich e nel Costruttivismo dei fratelli Pevsner.
Kazimir Malevich (1878-1935) è una figura fondamentale per l'arte russa, non solo come pittore, ma
soprattutto come teorico e maestro. Esponente del cubo-futurismo, Malevich, nel 1915 sviluppa i principi teorici del
Suprematismo: se il quadrato è la forma geometrica su cui si basa la sua sperimentazione pittorica, il cubo
diventa per lui misura dello spazio. Questo presupposto si applica all'architettura nella serie degli Architekton,
esempi di avveniristiche costruzioni concepite come esercizi formali e totalmente non funzionali. I modelli architettonici
così realizzati, come Alpha e Gota, vanno intesi come rivelazioni delle leggi formali assolute della costruzione,
esempi concreti delle possibilità offerte all'architettura dall'applicazione del Suprematismo.
Ivan Leonidov (1902-1959) si forma presso l'atelier di Alexander Vesnin presso i VChUTEMAS di Mosca, scuola d'arte
fondata nel 1920, dove studia anche pittura. La sua tesi di laurea, un progetto per l'Istituto Lenin a Mosca, diviene
uno dei più noti esempi di architettura d'avanguardia in Russia. I lavori successivi, espressione formale della
fusione tra l'architettura e le altre arti, attingono all'iconografia visionaria di Malevich e costituiscono una sintesi
unica tra sintassi architettonica costruttivista e forme fluttuanti proprie del suprematismo. In particolare il progetto
di concorso per un Palazzo della Cultura a Mosca (1930), una struttura a traliccio triangolare rivestita in vetro, sembra
prefigurare le cupole geodetiche che vent'anni più tardi progetterà Richard Buckminster Fuller.
Costruttivismo e Suprematismo 2
L'attività degli artisti ed architetti russi negli anni Venti e Trenta si propone di rinnovare tutti i settori
della vita quotidiana e sconfina dalle arti visive propriamente dette alla grafica pubblicitaria, alla progettazione
dell'arredo urbano, al design di oggetti d'uso e tessuti. Artisti come Il'ia Chashnik e Nicolai Suetin applicano alla
ceramica e al design di tessuti i principi teorici degli Architekton di Malevich, mentre architetti come Konstantin
Mel'nikov e Nicolai Kolli si cimentano nella progettazione di monumenti e apparati effimeri per le celebrazioni degli
anniversari della rivoluzione. L'impiego a fini propagandistici dell'arte d'avanguardia trova infine una sua icona
emblematica nel Monumento alla Terza internazionale di Vladimir Tatlin. La torre, ad andamento spiraliforme ascendente
verso l'alto, incarna perfettamente la fiducia nello sviluppo della società russa grazie al progresso industriale e tecnologico.
Natan Al'tman (1889-1970) si forma in ambito cubista a Parigi, dove era giunto nel 1910 dopo aver visitato Monaco
e Vienna. Tornato in Russia dopo la Rivoluzione d'Ottobre, è un protagonista della creazione di apparati effimeri
per parate di massa e monumenti. Deve la sua notorietà alla progettazione, nel 1918, della decorazione di Piazza
Uritskaya (oggi Dvortsovaya) per le celebrazioni del primo anniversario della rivoluzione. Come risulta dagli schizzi
da lui realizzati, impiega in quest'occasione forme geometriche astratte su pannelli giganteschi, riuscendo così,
attraverso la forza comunicativa del nuovo linguaggio artistico, a trasformare radicalmente il volto dei palazzi affacciati sulla piazza.
Alexander Vesnin, 1883-1959, è professore alla scuola d'arte VChUTEMAS dal 1921 al 1936 e la sua attività
architettonica si sviluppa in collaborazione con i fratelli Viktor e Leonid. I loro progetti per il Palazzo del Lavoro a Mosca,
per la sede moscovita della Leningradskaja Pravda, e per la società Arcos a Mosca, caratterizzati da una volumetria
ricca di tensioni, che presenta tuttavia una struttura interna orientata alla funzionalità, determinano negli anni
Venti la nascita del Costruttivismo in architettura.
Alexander Rodchenko (1891-1956) è uno degli artisti più creativi della compagine costruttivista. I suoi
interessi spaziano dall'arte grafica, alla pittura, alla fotografia, ottenendo attraverso la continua sperimentazione,
effetti imprevisti nella rappresentazione della realtà. Alla fine degli anni Dieci incomincia a realizzare tre
serie di sculture non-oggettuali - con numerazione progressiva - che in seguito sono intitolate Costruzioni spaziali,
basate sulla rigorosa ricerca geometrica delle forme eseguita con riga e compasso. Nel 1919 realizza un progetto per
Chiosco pubblicitario, struttura effimera dell'arredo urbano, che diventa, in quegli anni, veicolo di diffusione del
nuovo linguaggio artistico d'avanguardia.
Vladimir Tatlin (1885-1953) si forma tra i corsi di pittura a Mosca e numerosi viaggi tra la Turchia, la Grecia,
l'Italia, l'Asia e l'Africa. Nel clima pre-rivoluzionario della Russia di inizio secolo, stringe rapporti con i fratelli
Vesnin, che lo coinvolgono nell'attività dei gruppi di avanguardia come pittore e scenografo. Nel 1919 viene
incaricato dal ministero dell'Istruzione sovietico, di dar vita al progetto per il monumento alla Terza Internazionale.
Tatlin immagina una colossale struttura in acciaio, la cui forma dinamica è caratterizzata da due spirali che
salgono attorno a un traliccio inclinato alto oltre 400 metri.
Konstantin Mel'nikov (1890-1974) è una figura chiave del movimento costruttivista, a cui aderisce dopo la
laurea conseguita all'accademia di Mosca nel 1917. Le collaborazioni con Lissitskij e Ladovskij, precisano la sua posizione
culturale: una sintesi tra componenti tecniche, economiche, plastiche e ideologiche dell'architettura. Acquisisce
celebrità internazionale con il padiglione per la mostra di oggetti costruttivisti, premiato all'esposizione
internazionale di Parigi del 1925. I cinque circoli operai realizzati: Rusakov, Gor'kij, Zujev, Frunze e Burevesnik, sono
eredi, invece, del formalismo di Ladovskij e dei fratelli Golosov.
Futurismo Italiano 2
In Italia gli anni Venti e Trenta si caratterizzano, come in tutta Europa, per la creatività e varietà
della produzione artistica. Fortunato Depero progetta padiglioni pubblicitari e arazzi, mentre l'architetto Virgilio
Marchi, molto attivo nella scenografia teatrale e cinematografica, dà vita a sogni utopistici nei suoi
dipinti di grandi dimensioni. Le visioni di città proiettate nel futuro con palazzi avveniristici, in
cui la fiducia nella tecnologia e nella meccanizzazione si unisce alla bellezza del disegno, sono il tema anche
delle opere dell'artista Tullio Crali e dell'architetto Nicolaj Djulgheroff. Negli stessi anni, il pittore Ivo Pannaggi
si impegna nell' "architettura" d'interni realizzando la decorazione e l'arredamento di Casa Zampini, mentre
Enrico Prampolini, che progetta nel 1935 una villa, non realizzata, per Filippo Marinetti porta, avanti la sua
sperimentazione polimaterica negli studi per quinte teatrali e per scenografie cinematografiche.
Virgilio Marchi (1895-1960) si avvicina al movimento futurista nel 1916 e da questo momento sviluppa
le sue teorie architettoniche, seguendo le premesse innovative di Antonio Sant'Elia. Trasferitosi a Roma nel 1920,
incomincia a collaborare con Anton Giuglio Bragaglia, progettando e realizzando per lui le prime scenografie teatrali. La
sua attività si sviluppa negli anni Venti e Trenta proprio in campo teatrale ed in seguito cinematografico, mentre
partecipa negli stessi anni a diverse mostre sull'architettura futurista. Le grandi tele da lui dedicate alla Città
futurista rappresentano la vena pittorico espressionista del futurismo architettonico romano, esaltata dalla sua personale
capacità lirica e visionaria.
Fotografia americana negli Anni Trenta
Tra la fine degli anni Venti e negli anni Trenta, la rappresentazione dello sviluppo urbano e l'enfatizzazione delle forme
geometriche e meccaniche caratterizzano buona parte della produzione fotografica americana, in cui si fondono istanze
di pittorialismo e socio-documentarismo. Berenice Abbott, allieva di Eugène Atget, ritrae le strade e i palazzi
newyorchesi con lo stesso rigore imparato dal maestro parigino, mentre Edward Weston e Ansel Adams adottano un approccio
"pittorico" verso la raffigurazione della città o delle realtà suburbane e rurali, tema affrontato nelle
campagne fotografiche promosse dall'amministrazione pubblica americana durante la depressione economica degli anni Trenta.
Sala 3
El Lissitzky (1890-1941) si diploma in architettura alla Technische Hochschule a Darmstadt nel 1914, anno in cui
torna in patria. Nel 1919 incontra Malevich e si unisce al gruppo degli UNOVIS. Sviluppa in questo periodo la serie dei
Proun, composizioni a metà strada tra architettura e pittura. La sua attività artistica abbraccia nel
tempo altri settori tra cui la grafica e la fotografia. Sono del 1928 le immagini della Torre Eiffel: grazie ai tagli
delle inquadrature, mette in evidenza l'aspetto costruttivista del monumento ottocentesco. I suoi numerosi viaggi all'estero
gli permettono, inoltre, di frequentare e mettere l'avanguardia russa in collegamento le diverse avanguardie europee, da
De Stijl, al Dada di Berlino, al Bauhaus.
Vladimir (1899-1982) e Georgij Stenberg (1900-1933) si formano come scenografi teatrali, sfruttando la loro
esperienza durante la progettazione di decorazioni per le dimostrazioni popolari durante la rivoluzione, mentre nel
1918 disegnano apparati effimeri per palazzi pubblici per la celebrazione del 1º maggio. Fanno parte del Primo
Gruppo dei Costruttivisti dal 1921. Sono di questo periodo le Costruzioni spaziali, sculture di legno, ferro e vetro,
il cui titolo è composto di lettere e numeri che ne sottolineano il carattere non oggettuale. Esposte durante la Terza
Mostra della Società dei Giovani Artisti insieme alle sculture astratte di Rodchenko, sono oggi opere emblematiche
dell'applicazione dei principi del Costruttivismo nelle arti plastiche.
Gustav Klutsis (1895-1938) originario della Lettonia, giunge a Mosca durante la Rivoluzione d'Ottobre e nel 1919
riprende i suoi studi artistici subendo l'influenza di Malevich ed in seguito del Costruttivismo. Si afferma per le sue
costruzioni spaziali e in Città dinamica, 1919, applica la tecnica del collage in pittura, unendo la sperimentazione
del linguaggio artistico al tema della rappresentazione della città futura. La sua produzione è spesso al
servizio della propaganda politica con la realizzazione di chioschi, tribune, stand per padiglioni espositivi e strutture
per altoparlanti. Inoltre, il suo contributo è determinante nella tecnica del fotomontaggio, che sfrutta per
manifesti pubblicitari, riviste e illustrazioni per libri.
Sala 4
De Stijl 1917-1931
Il gruppo De Stijl, fondato a Leiden nel 1917 e inizialmente composto da Piet Mondrian, Theo Van Doesburg, Victor Huszar,
Bart Van der Leck, Robert Van t'Hoff, J. J. P. Oud, George Vantongerloo e Jan Wils, rappresenta un momento importante
per il dialogo tra arti e architettura.
Il rigore della ricerca formale neoplastica di Piet Mondrian e di Theo Van Doesburg, ben articolata anche nelle loro
pubblicazioni e divulgata nella rivista ufficiale del gruppo, vede l'architettura come disciplina in grado di fondere
e racchiudere in sé le altre arti. La definizione di un nuovo linguaggio comprende anche l'aspetto etico: le
opere di artisti e architetti devono servire come guida per l'umanità verso l'armonia e l'equilibrio di una
"nuova vita". Frequenti sono le collaborazioni tra artisti e architetti, come nel Cafè Aubette a Strasburgo,
mentre fondamentali rimangono le esperienze nel design di Gerrit Rietveld.
Theo van Doesburg (1883-1931) si cimenta sin dai suoi esordi negli anni Dieci in diverse discipline artistiche
dalla pittura, alla poesia e alla critica d'arte. Dopo la fondazione nel 1917 di De Stjil, inizia a collaborare
attivamente con gli architetti, in particolare con Jacobus Johannes Oud e Cornelis van Eesteren. Il Neoplasticismo,
da lui teorizzato, ricerca un nuovo linguaggio artistico attraverso il rifiuto della soggettività in favore
dell'universalità degli elementi espressivi usati, mentre l'architettura diventa il luogo dove si può
raggiungere l'unità di tutte le arti visive. Negli anni Venti, egli è in contatto con i maestri del
Bauhaus, tra cui Ludwig Mies van der Rohe, frequenta Le Corbusier e collabora anche con i dadaisti Tristan Tzara,
Hans Arp e Kurt Schwitters.
Bart van der Leck (1876-1958) incontra Piet Mondrian e Theo van Doesburg nel 1916, in un momento in cui la
sua pittura aveva già subito una progressiva semplificazione sia nell'uso dei colori primari che nell'astrazione
della forma. Inizia a collaborare con loro alla rivista De Stijl, su cui pubblica nel 1918 due articoli sul ruolo
della pittura in architettura. Staccatosi in seguito da questo movimento, continua ad occuparsi di architettura progettando
negli anni Trenta la decorazione interna di Casa de Leeuw, di Casa Liebert e della sede della Metz & Co. a L'Aia, per la
quale realizza disegni per tappeti e ceramiche.
Gerrit Rietveld (1888-1964) arriva all'architettura passando per la progettazione di mobili. Dal 1919 collabora
con la rivista De Stjil, contribuendo, con la sua arte combinatoria fatta di superfici orizzontali e verticali, allo
sviluppo dell'estetica neoplastica. Una delle sue opere più eleganti rimane senza dubbio la casa Schröder,
ideata assieme all'architetto d'interni Truus e che influenzerà in seguito la poetica di Aldo van Eyck.
L'architettura di Rietveld muta radicalmente al momento dell'adesione ai Ciam, proiettandosi decisamente verso il razionalismo.
Jacobus Johannes Pieter Oud (1890-1963) dopo aver completato la propria formazione al Politecnico di Delft, dal
1915 collabora con l'architetto Theo van Doesburg, assieme al quale fonda nel 1917 la rivista De Stijl. L'architettura di
Oud, molto attenta alle necessità quotidiane e realizzata con materiali "moderni" come il cemento, gli vale la
ama di pioniere del funzionalismo. Oud è autore di una delle opere-manifesto dei propositi artistici di De Stijl,
il caffè De Unie, esempio compiuto di un edificio dalla composizione formale e cromatica totalmente astratta.
Sala 5
Architettura Espressionista
L'interiorità emozionale scaturita da una riflessione letteraria e artistica in Germania prima della grande guerra
da poeti come Paul Scheerbart o disegnatori come Wenzel Hablik, è all'origine dell'architettura espressionista.
Il contributo più determinante, per certi aspetti precursore dell'estetica espressionista, va però colto
nell'opera di Hans Poelzig, in particolare nella Torre dell'Acqua a Posen, struttura in acciaio con tamponamento in mattoni.
Il risultato più significativo dell'espressionismo prebellico è invece la Casa di Vetro di Bruno Taut (1914),
ricca di riferimenti simbolici e citazioni tratte dall'opera di Scheerbart. Uno dei più alti interpreti della
poetica espressionista è infine Erich Mendelsohn, noto soprattutto per la Einstein Turm, l'osservatorio astronomico
di Potsdam. Un volume plastico e scultoreo, il cui vocabolario formale unito al pathos lirico si manifesta soprattutto nei disegni.
Hermann Finsterlin (1887-1973) architetto e artista poliedrico, si dimostra uno dei più eclettici rappresentanti
dell'espressionismo. Studia medicina, fisica e chimica, filosofia e pittura. La sua notorietà inizia con Austellung
für unbekannte Architekten, una rassegna di architetti sconosciuti organizzata da Walter Gropius nel 1919 a Berlino. Diviene
poi membro dell'Arbeistrat für Kunst e rappresenta la mente teorica più fervida nello scambio epistolare utopico
della Gläserne Kette guidato da Bruno Taut. Le sue architetture scultoree, lontane dalla realtà, appaiono come
fantasie formali biomorfe, raffigurazione di una teoria dell'arte fortemente influenzata dal sistema scientifico darwiniano.
Dopo gli anni Venti lavora quasi esclusivamente come pittore e scrittore.
Wenzel Hablik (1881-1934) è fortemente influenzato dall'opera di Friedrich Nietzsche e di Paul Scheerbart.
Dopo una formazione culturale, che lo vede dapprima studente a Vienna presso la Kunstgewebeschule, poi, presso l'Accademia
di Belle Arti di Praga, inizia a disegnare, a partire dal 1903, le note visioni di paesaggi fantastici, densi di architetture
cristalline e organismi urbani sospesi nell'aria. I forti legami con la Gläserne Kette, in particolare con Bruno Taut,
sono testimonianza evidente di una visione dell'architettura estranea alla componente realistica, ma al contrario legata
fortemente all'utopia, sfruttando l'uso del cristallo, del vetro e del colore in un'architettura che ambisce a rinnovare la società.
Sala 6
Robert Delunay (1885-1941) si forma in ambito postimpressionista, subendo l'influenza di Paul Cézanne. Nel 1911
partecipa alla prima mostra del Blaue Reiter, invitato da Vassily Kandinsky, mentre l'incontro con i protagonisti del Cubismo
l'anno successivo gli permette di creare un suo stile che Guillame Apollinaire definisce cubismo orfico. Scenografo teatrale
dei Ballets Russes, l'occasione di lavorare per l'architettura si presenta, a Parigi, con i padiglioni temporanei per
esposizioni internazionali. Nel 1925, esegue gli affreschi del Palazzo dell'Ambasciata di Francia all'Esposizione Internazionale
di Arti Decorative e nel 1937 completa le pitture murali per il Palais de Chemins de Fer e per il Palais de l'Air per
l'Esposizione Internazionale di Arti.
Giorgio de Chirico (1888-1978) formatosi tra Grecia e Germania all'interno della cultura accademica, sviluppa un
suo stile personale a Parigi, dove soggiorna dal 1911 al 1915. È Guillame Apollinaire il primo ad usare l'aggettivo
"metafisico" per descrivere i suoi dipinti, dove già si percepisce la "sensazione del presagio", che per l'artista
è segno della prova del non-senso dell'universo. La magica atmosfera che pervade le opere di de Chirico è
ottenuta trasformando lo spazio urbano, dove quotidianamente l'uomo abita, in un'esperienza vissuta soggettivamente. Nei
suoi quadri l'architettura diventa soggetto principale, e non sfondo, della rappresentazione pittorica, evidenziando la
sua capacità di trasformare lo spazio in un luogo di "visioni".
Sala 7
John Heartfield (1891-1968) è uno dei principali protagonisti del Dada di Berlino e si dedica soprattutto
allo sviluppo della tecnica del fotomontaggio. La sperimentazione dei mezzi artistici e lo spirito irriverente della
poetica dadaista sono messi al servizio del messaggio, finalità unica del suo fare artistico. Deve, infatti, la sua
notorietà all'impegno, durante gli anni Trenta, contro la barbarie del regime nazista portato avanti nelle pagine
delle riviste AIZ e VI. Egli utilizza sapientemente il fotomontaggio, mentre semplici giochi di parole evidenziano l'ironia
nel messaggio politico e delle dichiarazioni di importanti esponenti del Partito Nazista.
Kurt Schwitters (1887-1948) figura centrale del movimento Dada, entra in contatto negli anni Venti con gli esponenti
delle avanguardie europee, soprattutto con i costruttivisti russi, ma anche attraverso collaborazioni come quella per la
rivista De Stijl. L'assemblaggio di materiali diversi e trovati casualmente, cui dà il nome di Merz nell'inverno
tra il 1918-19, è uttilizzato per ottenere opere a parete e piccole sculture. Nel 1923, tale metodo di composizione
dell'opera d'arte inizia ad essere utilizzato anche in senso architettonico: la Merzbau, casa dove lui abita, si trasforma
in una sorta di opera totale che attraverso uno sviluppo organico, unisce la vita all'arte. Egli lavora a quest'opera fino
al 1943, quando la casa viene distrutta da un bombardamento degli alleati su Hannover. La sua attività si estende
alla grafica, alla poesia e al teatro.
Sala 8
Jean Gorin (1899-1981) formatosi in ambito accademico, nel 1926 vede sulle pagine della rivista Vouloir alcune opere
neoplastiche di Mondrian, van Doesburg e Huszar. Il successivo incontro con Mondrian nel suo studio lo converte completamente
allo stile neoplastico, mentre nel 1929 realizza le prime costruzioni a piani montati nello spazio. Nel 1932 conosce direttamente,
grazie ad un viaggio in Russia, le opere di Malevich, di Gabo e degli architetti costruttivisti e, al suo ritorno, entra a far
parte del gruppo Abstraction-Création. In seguito, introduce nelle sue opere il rilievo, creando delle vere e
proprie sculture murali. Inoltre, pur mantenendo il rigore orizzontale-verticale del Neoplasticismo, usa il cerchio e la linea
obliqua, distaccandosi in parte dai principi formali di Mondrian.
Sala 10
Nicolas Schöffer (1912-1992) pittore, scultore, architetto e urbanista, ritiene che la funzione principale dell'arte
e il ruolo dell'artista nella società siano di cambiare la vita e di far migliorare gli esseri umani. Nel 1948, sviluppa
l'idea dello spaziodinamismo, creando delle sculture che mettono in relazione elementi immateriali come lo spazio, la luce e
il tempo. Contemporaneamente, affronta i problemi della società moderna riflettendo sull'architettura e l'urbanistica.
Completa nel 1955 una serie di disegni e modelli dedicati alla Città cibernetica, divisa in tre settori Lavoro-Riposo-Divertimento.
Ogni settore deve corrispondere a precisi criteri di qualità estetica ed efficacia nel rispondere ai bisogni degli
abitanti. Tra i vari progetti, spicca quello per il Teatro Spaziodinamico.
Sala 11
Friedrich Kiesler (1890-1965). L'idea di spazio infinito, continuo e fluido, di cui saranno debitrici le avanguardie
radicali negli anni Sessanta, costituisce la cifra della poetica di Kiesler, nella sua attività di architetto e in
quella di scenografo. Già i primi progetti per installazioni, come il Palcoscenico spaziale del 1924 e la Città
Spaziale, di Parigi 1925, realizzati secondo i modelli del costruttivismo sovietico e di De Stjil, lo mettono in contatto
con l'avanguardia internazionale. Dal 1930 si trasferisce a New York dove lavora al prototipo di cellula abitativa che definisce
Space House. Con la sua opera cerca di trasferire all'architettura le conquiste del surrealismo nelle immagini formali amorfe
della Endless House, così come nello Universal Theatre.
Sala 12
Carlo Mollino (1905-1973) nonostante l'intensa attività di architetto, si dedica a partire dagli anni Trenta sia
alla fotografia che alla letteratura. La sua opera, influenzata dalla frequentazione di artisti come Mino Maccari, Italo
Cremona, Alberto Galvano, è improntata ad una discussione sul moderno, condotta in modo assolutamente personale e autonomo.
Ne sono esempi le decorazioni e i colori usati per la Società ippica torinese (1937-1940), certamente la sua opera
più nota, letta dalla critica come un'apertura all'organicismo e alla lezione di Frank Lloyd Wright. Anche i numerosi
edifici costruiti in montagna, partendo dalla tipologia tradizionale del Rascard valdostano, propongono inedite contaminazioni
con forme derivate dal Movimento moderno.
Sala 13/14
Fotografia surrealista
Con l'affermarsi del Surrealismo, la fotografia sembra essere uno dei mezzi artistici più adatti ad esprimere il lato
irrazionale della realtà che ci circonda. L'uso di tagli prospettici imprevisti, la sperimentazione di inquadrature
nuove, così come l'applicazione della tecnica del fotomontaggio o delle sovraesposizioni, permettono ai fotografi
di mettere in evidenza l'aspetto fantastico della realtà, creando effetti di spaesamento nella dimensione quotidiana
delle scene ritratte. L'architettura, da quella antica e in rovina di Sudek, a quella delle città, come Parigi e New
York, per Kertesz e Cartier-Bresson, fornisce l'elemento scenografico naturale per creare l'effetto onirico voluto. La dimensione
surreale ben si adatta, in quegli anni, anche alla ricerca espressiva dei fotografi attivi in Sud America, come Tina Modotti
o Manuel Alvarez Bravo.
Sala 15
Wassily Kandinsky (1866-1944) e Paul Klee (1879-1940) maestri riconosciuti dell'astrattismo pittorico, sono due dei più
influenti insegnanti del Bauhaus. Entrambi hanno il compito di formare gli allievi tenendo lezioni teoriche sul colore, ma
affrontano l'argomento con metodi diversi. Le lezioni sul colore di Kandinsky, al Bauhaus dal 1922 al 1933, sono parte integrante
della "teoria della composizione" e il suo insegnamento si fonda sul "disegno analitico" con cui gli allievi imparano a cogliere
le tensioni compositive e le linee principali di un oggetto. Il metodo di Klee, che insegna al Bauhaus dal 1921 al 1931, si basa,
invece, sul "disegno naturalistico", una sintesi tra studio della natura e intuizione della pura essenza dell'oggetto, mentre
la trasmissione della sua esperienza pittorica passa attraverso la molteplicità per ricondurre ogni cosa all'unità.
Fernand Léger (1881-1955) completa il suo apprendistato presso uno studio di architettura a Caen e, giunto a Parigi
nel 1900, si mantiene svolgendo la professione di disegnatore per architetti. A Parigi conosce la pittura di Cézanne e quella
dei cubisti e il suo stile negli anni Dieci diventa sempre più astratto, mentre la sua tavolozza è composta dal
bianco, dal nero e dai colori primari. Nel 1917 introduce nei suoi quadri le forme a tubo, debitrici della sua attenzione
verso l'aspetto meccanico dell'industria con i suoi numerosi ingranaggi e meccanismi. Scenografo per teatro, realizza nel
1924 il film astratto Ballet mécanique, mentre nel 1925 espone i suoi dipinti murali e di natura morta nel
Padiglione dell'Esprit Nouveau all'Esposizione Internazionale di arti decorative di Parigi.
Le Corbusier (1887-1965) ha una ricca produzione pittorica, grafica e plastica, in stretto rapporto formale e concettuale
con l'architettura. La sua formazione culturale passa attraverso viaggi e frequentazioni con grandi architetti del tempo.
Nel 1918, scrive con Ozenfant il manifesto artistico Apres le cubisme, che decreta la nascita del Purismo; l'anno successivo
è tra i fondatori della rivista "L'Esprit Nouveau". Il suo saggio "Cinque punti per una nuova architettura"
diventa un manifesto per gli architetti del XX secolo, mentre il Modulor, un complesso sistema di proporzioni basato sulla
sezione aurea e la serie di Fibonacci, pone l'uomo al centro del progetto. Il tema del luogo è affrontato nella
chiesa di Ronchamp, oggetto architettonico di grande plasticità. Negli ultimi anni si dedica principalmente a pittura
e scultura.
Bauhaus
Molto più di una scuola di arte e architettura, il Bauhaus, nei quattordici anni della sua esistenza, si rivela un
importantissimo centro per la cultura artistica del XX secolo in Europa. Fondato nel 1919, sotto la direzione di Walter
Gropius, il Bauhaus nasce con lo scopo di unificare tutte le discipline artistiche: scultura, pittura,
architettura, artigianato, in una nuova arte del costruire. L'intuito di Gropius trasforma sin dall'inizio la scuola in un
centro artistico e culturale d'eccellenza. Tra i maestri, si contano Lyonel Feininger, Oskar Schlemmer, Paul Klee, Wassily
Kandinsky, Gerhard Marks e Johannes Itten. Più tardi vi insegnano anche Laszlo Moholy-Nagy e Josef Albers. La scuola
si trasferisce a Dessau nel 1926, prendendo sede nel celebre edificio progettato da Gropius. Nel 1928, la direzione passa
ad Adolf Meyer, mentre dal 1930 fino alla definitiva chiusura della scuola, nel 1933, è direttore Ludwig Mies van der Rohe.
Josef Albers (1888-1976) studente al Bauhaus dal 1920 al 1923, ne diventa in seguito insegnante fino al 1933. I suoi
seminari, rivolti allo studio dei materiali, sono parte integrante del corso preliminare, di cui è il responsabile
dal 1928. Sono di questo periodo i suoi assemblaggi con il vetro e le pitture eseguiti su questo materiale, mentre si dedica
anche alla grafica per la stampa e al design di mobili e utensili in vetro e metallo. Durante i suoi corsi, gli studenti
affrontano i problemi connessi al design e all'uso dei materiali. Trasferitosi negli Stati Uniti negli anni Quaranta, si
dedica all'insegnamento soprattutto degli effetti ottici del colore, influenzando buona parte dell'avanguardia degli
anni Sessanta e Settanta.
Walter Gropius (1883-1969) dopo una collaborazione presso lo studio di Peter Behrens, da cui assimila l'idea di
un'industria come unione tra arte e tecnologia, lavora con Adolf Meyer fino al 1925. Nella fabbrica modello del 1914,
impiega il vetro contro le sue caratteristiche, sottolineando la trasparenza di angoli e corpi scala privi di pilastri. Nel
1919, fonda e dirige il Bauhaus, studiando progetti come il Teatro Totale a scena centrale e come la sede della scuola a Dessau,
sintesi tra ricerca spaziale cubista e geometria derivata dal Neoplasticismo. Dal 1937 al 1952 insegna presso la Harward University,
dove alcuni suoi studenti sono: Philip Johnson, Paul Rudolph e Ieoh Ming Pei.
Pubblicazioni e grafica Bauhaus
Il laboratorio di grafica e tipografia è affidato a Lyonel Feininger, abile xilografo. L'insegnamento prevede anche
l'uso dell'incisione su rame e fornisce allo studente una vera e propria formazione professionale. Dal 1922, Gropius decide
di usare il laboratorio per ottenere lavori anche all'esterno, anche se i risvolti economici non sono così soddisfacenti. La
qualità tecnica raggiunta, però, fa sì che molti artisti si rivolgano alla scuola per la stampa dei
loro portfoli, mentre rimane importante la produzione dei maestri quali Feininger, Kandinsky e Schlemmer. Nel 1923, viene
fondata la casa editrice Bauhaus-Verlag München-Berlin, il cui logo è disegnato da Moholy-Nagy usando forme
geometriche come il cerchio, il quadrato e il triangolo. Tra i libri pubblicati, molti sono dedicati alla diffusione delle teorie
sull'architettura, settore in cui i maestri del Bauhaus rappresentano le punte più avanzate.
Fotografia Bauhaus
La tecnica fotografica è materia di studio ufficiale nel Bauhaus solo dal 1929, quando l'insegnamento viene affidato
a Walter Peterhans. La fotografia, che unisce in sé tecnologia e arte, ha un ruolo importante nella scuola grazie a
Laszlo Moholy-Nagy, la cui continua ricerca sulla luce e sui suoi effetti stimola la sperimentazione fotografica, contagiando
maestri ed allievi. Sono da ricordare, tra gli altri, per i risultati ottenuti, oltre alla moglie Lucia Moholy, anche Erich
Consemüller, Florence Henri, Gerard Itting, mentre César Domela approfondisce la tecnica del fotomontaggio. Soggetti
architettonici privilegiati sono l'edificio sede della scuola e le case dei maestri progettate da Gropius, mentre molte immagini
sono dedicate alla documentazione, non solo delle attività didattiche, come il teatro, ma anche dei momenti di relax e di festa.
Oskar Schlemmer (1888-1943) è insegnante al Bauhaus dal 1921 al 1929. I suoi corsi affrontano temi diversi dalla
pittura murale, alla scultura su pietra e all'intaglio del legno. È il responsabile dal 1923 del laboratorio teatrale, con
il cui gruppo è in tournée in Germania e in Svizzera negli anni 1928-29. Realizza in questo periodo le Bauhaus Dances,
ma lavora anche come scenografo per altri teatri tedeschi. Negli anni Trenta, prosegue la sua attività didattica al di
fuori del Bauhaus, diffondendo le sue teorie sul rapporto tra uomo e spazio in altre accademie tedesche. Nel 1931 per intermediazione
dell'architetto Adolf Rading, accetta di decorare la casa del Dr. Rabe a Zwenkau, realizzando la decorazione murale Uomo seduto
con figura in piedi, Elemento di coordinate (sole) e grande profilo.
Ludwig Mies van der Rohe (1886-1969) si forma presso lo studio di Peter Behrens, da cui impara a coniugare severità
dei mezzi, purezza della forma e cura del dettaglio, con materiali industriali come vetro e acciaio. Membro della Novembergruppe,
si unisce alla redazione della rivista "Gestaltung". Nel monumento a Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, memore del suprematismo
sovietico, dispone cubi di mattone come fossero volumi sospesi. Capolavoro indiscusso è il padiglione tedesco per l'esposizione
internazionale di Barcellona. Nel 1930 assume la direzione del Bauhaus, nel 1938 si trasferisce negli Usa dove ricopre numerosi
incarichi professionali e sviluppa il tema del grattacielo con struttura a scheletro: sono di questo periodo il Lake Shore Drive
e il Seagram Building, a cui collabora anche Philip Johnson.
Giuseppe Terragni, 1904-1943, si diploma nel 1926 al Politecnico di Milano. La sua prima grande opera è il progetto
per un'officina del gas, presentato nel 1927 all'esposizione del "Gruppo 7" alla Biennale di Monza. Emblematico è l'isolato
a cinque piani "Novocomun" di Como con la sua policroma semplicità. La soluzione della sovrapposizione di un volume
aggettante ad angolo retto sulle vetrate circolari, verrà presa a prestito in seguito dal Costruttivismo sovietico. Il
capolavoro assoluto è la Casa del fascio di Como realizzata tra il 1932 ed il 1936: un volume parallelepipedo, rivestito di
marmo bianco e privo d'ornamenti, la cui forza nasce dal rapporto tra pieni e vuoti, tra luce e ombra. Uno degli esempi di maggiore
intensità poetica è infine il Danteum.
Astrattisti Italiani
La pittura astratta in Italia si consolida nei primi anni Trenta e vede in Enrico Prampolini, prima e Giuseppe Terragni, poi,
le due figure principali di ispirazione. Prampolini, pittore futurista, ma sempre aggiornato sulle novità nella ricerca
pittorica in ambito astratto nelle avanguardie europee, è figura centrale nel processo di fusione tra futurismo e tendenze
costruttiviste alla fine degli anni Venti. Per molti, tra cui Mario Radice, Luigi Veronesi, Manlio Rho, lo spunto arriva anche e
soprattutto dall'architettura "razionalista", ben esemplificata nelle opere e nei progetti di Giuseppe Terragni, per il quale
Mario Radice realizza le pitture murali per la sala del Direttorio della Casa del fascio di Como.
Adalberto Libera (1903-1963) elabora ancora studente il Manifesto del Razionalismo Italiano. Nel 1928 è promotore
del Movimento Italiano per l'Architettura Razionale per il quale organizza in seguito, le prime due esposizioni. Sulla base
del linguaggio razionalista, Libera conduce ricerche in campi differenti, che culminano con la costruzione del Palazzo delle
Poste sull'Aventino. Partecipa ai due concorsi per l'Auditorium e il Palazzo del Littorio, mentre raggiunge la piena maturità
progettuale con il concorso per il Palazzo dei Congressi all'Eur. è dello stesso periodo Villa Malaparte a Capri,
un'architettura magistralmente inserita nella natura dell'isola, tanto da costituire una delle opere più riuscite del
razionalismo Italiano.
Luciano Baldessari (1896-1982) si laurea a Milano nel 1922, è legato non solo all'architettura ma anche alla pittura
e alla scenografia, arti alle quali si dedica nel corso degli anni Venti. Le sue opere nascono da una profonda conoscenza delle
avanguardie internazionali, acquisita nel corso dei numerosi soggiorni all'estero. La sua produzione, dalle prime forme
espressioniste sa procedere verso un razionalismo personale e mai scontato. Fra le architetture, oltre alla collaborazione con
Figini e Pollini e all'incontro con Gio Ponti, vanno ricordati i padiglioni espositivi: in particolare quello della Vesta, alla
fiera di Milano del 1933, e quello della Breda per la fiera di Milano nel 1951, un'ardita struttura a nastro in cemento armato.
Gio Ponti (1891-1979) dopo la laurea a Milano, dirige la fabbrica di porcellane Richard Ginori e realizza i primi progetti,
la cui sintassi formale allude tanto all'architettura lombarda quanto alla pittura metafisica. Nel 1928, fonda la rivista
"Domus", che dirigerà fino al 1941, e poi ancora dal 1948 al 1979. Le opere degli anni Trenta hanno toni razionalisti,
slegati dalla rigida simmetria dei primi lavori. Nel dopoguerra, Ponti lavora su progetti dalle forme libere, attingendo
appieno all'espressività dei colori e dei materiali. L'opera più nota, la Torre Pirelli a Milano, va ricordata
soprattutto per l'ardita struttura portante. Dagli anni Sessanta, s'interessa di architettura sacra, la cui vetta espressiva
è raggiunta nella grande vela traforata della Concattedrale di Taranto.
Frank Lloyd Wright (1857-1969) si forma presso l'atelier di Adler e Sullivan. L'amore per la natura lo conduce ad
abbandonare la metropoli e seguire l'ideale di architettura organica come rifondazione culturale genuinamente americana,
legata alla natura e ai materiali naturali. Il capolavoro di Wright, sintesi creativa di organicismo e di influenze cubiste
e razionaliste, è la Kauffmann House, costruita sopra una cascata, in Pennsylvania, soluzione architettonica estremamente
originale. L'opera più nota è il Solomon Guggenheim Museum di New York, una delle icone dell'architettura del
XX secolo, edificio impostato sul tema della spirale che coincide con una grande rampa espositiva cuore dell'edificio.
Sala 16
Alvar Aalto (1898-1976) compie frequenti viaggi tra Scandinavia, Europa centrale, Italia e i rapporti con alcuni grandi
maestri, tra cui Giedion, Léger, Brancusi, Moholy-Nagy, Braque e Calder, che lo coinvolgono nell'avanguardia
architettonica internazionale. L'interesse maturato per elementi come l'uso della luce, l'impiego pittorico dei materiali,
il rapporto dialogico tra astrattezza razionalista e naturalismo del paesaggio, rappresenta la sua cifra stilistica. Tra
le sue architetture degli anni Trenta vanno citate la biblioteca di Viipuri e il sanatorio di Paimio. Dal dopoguerra
l'attività di Aalto si fa sempre più intensa, ed è segnata da una maggiore attenzione per gli aspetti
sociali e culturali, in un equilibrio tra padronanza tecnologica, ricerca spaziale e abilità plastica.
Carlo Scarpa (1906-1978) compie i propri studi all'Accademia di belle arti di Venezia.
Le palesi influenze dell'architettura di Wright, vengono elaborate da Scarpa in una poetica del tutto personale.
Il suo intervento più emblematico è la ristrutturazione del museo di Castelvecchio a Verona, un'opera
raffinata, dove il dialogo tra vecchio e nuovo è giocato su allusioni e su chiare contrapposizioni. Di grande
interesse il progetto per la tomba Brion a Treviso: una sottile contrapposizione di object trouvés che descrivono
il suo gusto per il dettaglio e celebrano la morte sublimandola in un'estetica densa di simbolismi.
Sala 15 andando verso la sala 17
Arnaldo Pomodoro, 1926, si forma a Pesaro come consulente ai restauri di edifici pubblici, ma studia anche scenografia
e fa pratica di lavorazione dell'oro. Nel 1954, trasferitosi a Milano incontra, tra gli altri, Lucio Fontana, mentre
cinque anni più tardi conosce a Parigi un altro grande scultore, Alberto Giacometti. Le incisioni caratteristiche
delle sculture di Pomodoro rivelano nella materia metallica una sorta di meccanismo primitivo, ma formato di ingranaggi di
ascendenza industriale, mentre la superficie rimane liscia e specchiante. Nel 1978 nel presentare il progetto per il
Cimitero di Urbino ha la possibilità di trasportare su scala monumentale quella stessa incisione: la dimensione
architettonica del progetto gli permette di intervenire direttamente sull'ambiente naturale, la collina sede del cimitero,
mentre ne rispetta, in superficie, l'aspetto naturalistico.
Sala 17
Louis Kahn (1901-1974) studia presso la University of Pennsylvania a Filadelfia. L'influenza di architetti come
Kiesler e Fuller, determina alcuni dei più noti progetti realizzati negli anni Cinquanta, tra cui l'ampliamento
della Yale Art Gallery. La matericità rude di Kahn, fatta di piante rigorosamente geometriche, volumi elementari
e struttura a telaio, testimonia un profondo interesse per gli elementi primari in architettura. Progetti come il Salk
Institute a La Jolla o il Medical Research Building, sviluppano temi autonomi quali il principio della "casa nella casa"
ripreso in seguito da Ungers, e dimostrano un controllo assoluto della forma. Ai confini tra arte e architettura
è il progetto per Riverside Drive Park, a New York, un esteso parco urbano nato dalla stretta collaborazione tra Kahn e Isamu Noguchi.
Sala 18
Alberto Burri, 1915-1995, laureatosi in medicina nel 1940, inizia a dipingere durante il suo internamento come
prigioniero di guerra a Hereford, in Texas. Massimo esponente della pittura informale, Burri sperimenta continuamente
i materiali con i quali esegue i suoi quadri, dai sacchi, alla plastica, al catrame. Nei primi anni Settanta inizia la
serie dei Cretti in ceramica cotta arricchita con caolino. Nel 1981 realizza il Cretto bianco per Gibellina, piccola
cittadina del nord-ovest della Sicilia, epicentro nel 1968 di uno dei più disastrosi terremoti del dopoguerra. La
soluzione del cretto, costruito con le rovine del terremoto, è immagine metaforica dello sgretolamento delle
case avvenuto durante la calamità, e trasporta su grande scala l'idea pittorica.
Nel 1984 viene rappresentata nella Chiesa di San Lorenzo a Venezia l'opera di Luigi Nono Prometeo. Questa è un
esempio di collaborazione tra un team composito che realizza un'"evento" artistico dalle molteplici suggestione. Viene
coinvolto nel progetto un artista, Emilio Vedova, (1919) sensibile alla dimensione architettonica dell'arte già
affrontata nei Plurimi, che qui propone una serie di studi per Segni-immagini in movimento, mentre la creazione dello
"spazio musicale" viene affidata all'architetto Renzo Piano (1937). Egli realizza una struttura in legno, che suggerisce
attraverso la forma che ricorda la chiglia delle navi, l'esperienza del viaggio e nello stesso tempo funziona da cassa
armonica ideale per il trattamento elettronico della musica.
Sala 19
Constant (1920) è uno dei fondatori, nel 1948, del gruppo CoBrA e dei protagonisti del Congresso del Movimento
per un Bauhaus Immaginista, tenutosi ad Alba, Italia, nel 1956. Nella scultura Le Cirque dans l'espace di quest'anno,
esprime la dimensione immateriale dello spazio, concetto che egli approfondisce nel 1958 in Nébulose mécanique.
Tre anni dopo, Constant inizia a lavorare New Babylon, progetto inteso non solo come proposta urbanistica, ma come
un modo di pensare e di guardare ciò che ci circonda e la vita stessa. L'idea principale è che nel
futuro la tecnologia possa dispensare l'uomo da ogni lavoro, dandogli la possibilità di usare la propria
creatività e tornare nomade. New Babylon rappresenta per quest'uomo nuovo la città in cui vivere.
Sala 20
Christo e Jeanne-Claude, (entrambi 1935), usano, sin dai primi anni Sessanta, l'azione dell'impacchettare gli
oggetti per creare una sorta di cortocircuito nella nostra quotidiana percezione di essi. L'occasione di portare tale
metodo su scala architettonica, gli viene offerta nel 1968 con l'impacchettamento della Kunsthalle di Berna, in occasione
del cinquantesimo anniversario di quest'istituzione. L'edificio, così isolato dal resto del contesto urbano,
amplifica la nostra consapevolezza della sua presenza e mostra quanto l'architettura possa essere fonte di emozioni. In
questi anni, le loro proposte, spesso pensate per musei d'arte contemporanea, coinvolgono non solo edifici pubblici e
monumenti, ma anche grandi estensioni di paesaggi naturali.
Sala 21
Jean Dubuffet (1901-1985) uno dei maestri dell'Informale negli anni Cinquanta, inizia nel 1962 un ciclo di opere
caratterizzate dalla forma grafica de L'Hourloupe. Questa forma, inizialmente sfruttata solo sulle due dimensioni,
viene impiegata per opere tridimensionali dal 1968, come in Tours aux figures e in Aerogyre, sculture che già
esprimono le potenzialità monumentali sviluppate in seguito in opere come Jardin d'email del Kröller-Müller
Museum di Otterlo, completato nel 1973. Le opere, che egli realizza d'ora in poi, sono vere e proprie proposte architettoniche,
dove la forma organica de l'Hourloupe crea delle strutture complesse, come in Rues et immeubles de la ville o nel Monument à la bête debout.
Sala 22
Piero Manzoni (1934-1963) pone il problema dello spazio in maniera irrisoria nei Corpi d'aria, sorta di kit
composto di un treppiede in metallo, un palloncino gonfiabile e un cartocino con brevi istruzioni per l'uso. Questi
lavori sono molto vicini al progetto, teorizzato tra il 1960-61, per il Placentarium, teatro il cui involucro viene
gonfiato fino ad avere un diametro di diciotto metri ed è sostenuto dalla pressione pneumatica. All'interno
si presenta come una sorta di labirinto composto da molte celle controllate da un computer. Lo spettatore può
determinare attraverso la sua struttura psichica, in contatto con l'elaboratore elettronico, l'itinerario e il tipo d'esperienza
vissuta all'interno della struttura.
Lucio Fontana (1899-1968) inizia il suo apprendistato artistico nella bottega del padre scultore, dove inizia
anche la sua attività artistica. Fonda nel 1947 il Movimento spaziale e pubblica il primo Manifesto dello Spazialismo,
che segna uno dei momenti fondamentali per lo sviluppo dell'arte e dell'architettura del dopoguerra, auspicando lo
sviluppo di un'arte "tetradimensionale" che contiene in sé le quattro dimensioni dell'esistenza. Usa per primo
il neon come materiale per l'arte nel 1951 per il soffitto della IX Triennale di Milano, materiale che riutilizza anche
per il soffitto per Italia '61 a Torino. Sono datati tra il 1964-66, i Teatrini, opere composte da cornici-quinte in legno
laccato con fondale in tela con forature, mentre la superficie è ricoperta con idropittura.
Sala 23
Francesco Lo Savio (1928-1963) è figura importante per lo sviluppo della ricerca in campo neoconcreto
tra anni Cinquanta e Sessanta. Le sue opere si muovono dalla bidimensionalità dei filtri alla tridimensionalità
delle articolazioni totali, analizzando il rapporto tra colore e luce o il grado zero di espressività della
materia e del colore, come in Metallo nero opaco uniforme, per giungere alle sculture in cemento e metallo. Nei primi
anni Sessanta propone anche progetti architettonici. Il disegno di una forma nello spazio, sempre la stessa, attraversata
in tutte le direzioni dalla luce diventa il progetto per una casa, Maison au Solei, mentre basa proposte urbanistiche
sulla ripetizione di moduli costruttivi.
Yves Klein (1928-1962) è segnato da un destino che lo vede bruciare velocemente le tappe di un percorso
artistico pieno di momenti significativi e "rivoluzionari", dalle Antropometrie ai dipinti monocromi blu, e nutre un
forte interesse per l'immateriale. Alla fine degli anni Cinquanta, già immagina fontane di fuoco ed acqua, mentre
fissa, insieme a Werner Ruhnau il concetto di "architettura dell'aria", idea nuova del costruire basata sull'immaterialità
e l'utilizzo di elementi primari naturali, come l'aria, il fuoco e l'acqua. In collaborazione con l'architetto Claude
Parent, propone il progetto per una città climatizzata, sorta ti paradiso terrestre tecnologico,dove il
controllo assoluto delle situazioni termiche ed atmosferiche si ottiene usando gli elementi naturali.
Paolo Soleri, (1919) dopo aver conseguito la laurea in Architettura a Torino, si trasferisce negli Stati Uniti
dove lavora presso lo studio di Frank Lloyd Wright. L'influenza del maestro è dichiarata nelle opere degli anni
Cinquanta, in particolare nella fabbrica di ceramica Solimene a Vietri sul Mare. Una struttura policroma che pare
incastonata nella scogliera amalfitana. Alla fine degli anni Cinquanta, Soleri si trasferisce in Arizona a Scottsdale,
dove istituisce la Cosanti Foundation: un insediamento sperimentale aperto agli studenti di Architettura dell'Arizona.
Negli anni Settanta fonda, sempre nel deserto dell'Arizona, la città modello, tutt'ora in corso di realizzazione,
di Arcosanti. Il suo nucleo iniziale è una megastruttura a 25 piani in grado di ospitare 5000 persone.
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