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Guccione

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Guccione

27 novembre 2010 – 6 gennaio 2011
Palazzo Ducale, Loggia degli Abati

Ingresso con biglietto di Mediterraneo. Da Courbet a Monet a Matisse

Guccione. Il Mediterraneo, l’antologica che Palazzo Ducale dedica a Piero Guccione, in occasione dei suoi 75 anni, raccoglie 35 opere tra le più belle che l’artista ha dedicato e continua a dedicare al mare in un’instancabile ricerca pittorica, iniziata quando è tornato da Roma a vivere in Sicilia. Qui, immerso nel paesaggio dell’isola, ha raccontato nei suoi lavori i luoghi ritrovati dell’infanzia, avviando un dialogo tra sguardo e ricordo che avrebbe originato una lunga e ininterrotta indagine pittorica fatta di variazioni, soste, approfondimenti. Ed è proprio dagli anni ottanta – anni dai quali prende le mosse questa mostra – che la ricerca di Guccione si viene caratterizzando sempre più per la sensibile rarefazione dell’immagine in una progressiva tensione simbolica come se il mare si facesse sempre più luogo capace di fondere in sé l’apparenza visibile delle cose con la loro infinita risonanza interiore.
Per fare questo l’artista, pur mantenendo nei suoi quadri la visione frontale, muta sensibilmente l’inquadratura e sposta il punto di osservazione, alzandolo o abbassandolo. Il mare si trasforma lentamente in una vastità di luce, tempo e spazio; un paesaggio immerso in luci e ombre, in una condizione di confine in cui il mondo si offre allo sguardo e alla coscienza come un qualcosa di sospeso tra rivelazione e dissolvenza, tra presenza e sogno. Simbolo, quasi, della natura sfuggente delle cose, della loro fragile consistenza, ma anche della loro costante durata. Il colore si sedimenta per strati che portano in sé l’esperienza del tempo; la pittura si volge al simbolico sciolto senza riserve nelle apparenze sensibili del reale. Ci sono opere in cui Guccione solleva la visione quasi a perpendicolo, così che la superficie delle acque arriva ad occupare quasi l’intera superficie del quadro, come nel meraviglioso Movimenti del mare (2004), di formato verticale, dove lo spazio è completamente invaso dall’acqua e la linea dell’orizzonte è collocata quasi al limite estremo superiore della tela.

Guccione

Guccione sceglie formati allungati orizzontali e verticali e vi colloca un mare tranquillo, calmo, con un suo ritmo regolare, quasi trascritto dal variare impercettibile del moto e delle increspature delle onde. Di questo mare non percepiamo tanto il movimento e lo sciabordio, quanto piuttosto il silenzio, accentuato dalla vastità del colore che domina la tela e dall’allontanamento dell’inquadratura, quasi una distanza voluta nella quale far risuonare lo spazio immenso del silenzio. Il tema dell’acqua diviene così figura della vastità interiore del tempo, del suo scorrere e modificarsi, del suo ritornare su se stesso.

E tuttavia il mare di Guccione non si risolve in questa immagine; perché altre volte il tema simbolico dominante è la dialettica tra finito e infinito, ottenuto abbassando l’orizzonte al punto che terra e mare diventano una sottile striscia in primo piano e la gran parte dello spazio è invece occupato dal cielo, come in Dopo il tramonto (2000). Dai dipinti presi dalla baia di Sampieri a quelli di questi ultimi anni, il mare si è trasformato in presenza assoluta, in pura visione d’azzurro e vive nelle infinite variazioni di luce, una luce che ha reso le superfici campiture di raffinata variazione monocroma, dove la bellezza naturale del paesaggio si è fusa mirabilmente con la straordinaria sensibilità lirica che da sempre caratterizza la poetica dell’artista.

www.lineadombra.it

25 novembre 2010, l’inaugurazione

    
    
 

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