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La città ideale fra storia e utopia

la città ideale

seminario didattico per docenti
a cura di Antonio Brusa
 
19 e 20 febbraio 2019, ore 15-19
Munizioniere

Consulta qui le altre proposte di Formazione per docenti

Carlo M. Cipolla scrisse nel suo capolavoro sulla storia dell’Europa Preindustriale che al principio dell’anno Mille cominciò in Europa un esodo dalle campagne verso le città. I contadini e le contadine fuggivano dai loro campi, da un lavoro certo – faticoso ma certo – per andare in città, verso un futuro del tutto imprevedibile.
Ora, per quanto dura fosse la vita delle campagne, essa era comunque più salubre e più sicura di quella cittadina. In città si viveva molto meno a lungo, ed era più facile morire per un accidente qualsiasi o una pestilenza. Ma, nonostante ciò, i contadini non cessarono di affluire verso questo buco nero demografico.
Perché? Il grande storico non ha dubbi. Le città, scrive, davano speranze, aprivano orizzonti e scelte che la campagna non concedeva. Costituivano, con tutti i loro rischi e le loro brutture, l’utopia di chi lavorava nei campi. Possiamo dire che questo era vero anche per altre città, quelle che si scrivevano con la maiuscola –Roma e Costantinopoli– le “Città o Polis” per eccellenza dell’antichità. E lo possiamo dire, anche, dei primi insediamenti urbani a Sumer, o delle megaconcentrazioni urbane africane, asiatiche, centro e sudamericane.
La più intensa corrente migratoria, oggi, è ancora quella che sposta masse enorme di persone dalle capanne dei villaggi alle catapecchie degli slum.
Inferni che appaiono utopie: una contraddizione violenta che rende appieno la complessità di questa invenzione umana, la città.
 
Dal 2009 la maggior parte degli uomini vive dentro le città. Ricchi o poveri che siano quegli insediamenti, i suoi abitanti ne lamentano tutti le difficoltà. Ma, nonostante ciò, nessuno rinuncia a viverci. Stare in città costa tanto, ma ci piace troppo.
 
Quando chiediamo a un bambino di disegnare la sua città ideale, non mancherà di deliziarci con vedute di parchi, alberi e giochi, e vie che si intitolano all’amicizia, alla felicità, e gente contenta che chiacchiera nelle piazze. Le macchine non ci sono, non c’è la spazzatura, non ci sono pericolosi malviventi. Non è lo specchio dello sguardo ingenuo del bambino che stiamo ammirando: dobbiamo fare attenzione. Al contrario, è il segno preciso che quel bambino NON ha un concetto adeguato di città, e che quindi affronterà il suo ambiente sprovvisto di quel corredo intellettuale che ne faccia capire il funzionamento e la contraddizione insita. Sarà un cittadino predisposto al rancore, generato da un’utopia che sogna e che qualche soggetto malevolo gli nega.
 
Il corso che si terrà a Palazzo Ducale sarà molto concentrato, due pomeriggi. Una lezione di apertura, per mostrare le caratteristiche problematiche del concetto di “città” e fornire gli strumenti minimi, per adoperarlo studiando il manuale e, comunque, parlando di storia; una lezione di chiusura, nella quale si mostrerà in rapida sintesi come la città può essere un utile filo conduttore per organizzare la programmazione quinquennale. Fra le due lezioni, come negli anni scorsi, una bella messe di laboratori per le scuole primarie e secondarie, di primo e secondo grado.

Programma del Seminario
19 febbraio 2019
ore 15 – 16.30, introduzione a cura di Antonio Brusa
ore 16.30 – 19, Il Lugal di Ur laboratorio per i docenti di ogni ordine e grado a cura di Antonio Brusa
 
20 febbraio 2019
15 – 17.30, Il laboratorio delle carte, La cronopasseggiata, La cronofoto, laboratori per docenti delle scuole primarie e secondarie di I grado, a cura di Antonio Brusa
15 – 17.30 Fascino e inquietudine della città ideale, percorso laboratoriale multidisciplinare tra immagini e documenti – dal modello di Platone alle esperienze del Novecento – per docenti delle scuole primarie e secondarie di II grado, a cura di Paolo Battifora
17.30 – 19.00 Conclusioni, a cura di Antonio Brusa

ALCUNI DEI LABORATORI
 
Il Lugal di Ur, è un gioco che si adatta sia a Sumer (come nella versione originaria) sia, con poche modifiche, a Roma o al Medioevo, fino alle soglie della società industriale. Nato dalla magistrale (e ormai classica) L’origine della città, di Mario Liverani, insegna a grandi e piccini che una città si governa
nell’ingiustizia, e che solo a queste condizioni può funzionare.
 
Il laboratorio delle carte, è invece un laboratorio simulato, basato sulle carte medievali. Bastano una quindicina di carte, opportunamente scorciate e facilitate nella lettura, per creare un microdossier, che permette all’allievo di scoprire aspetti della vita quotidiana, problemi, liti, matrimoni e funerali di una città medievale. Costruito per la prima volta sulla base del cartulario della Cattedrale di Bari (XI-XII sec), poi è stato riproposto anche in altre città, sia pugliesi, sia del nord, come Modena. Lo stesso modello di laboratorio, ancora, permette di entrare in una città antica, Pompei, con documenti molto più facili, e quindi adoperabili in situazioni “disperate”, quali sono le illustrazioni graffite sui muri pompeiani.
 
La cronopasseggiata e La cronofoto sono mediatori didattici più recenti. Messi a punto nei corsi sulla
didattica del paesaggio, tenuti presso la facoltà di Scienze della Formazione di Bari, insegnano che il tempo è una dimensione invisibile dello spazio urbano, e che occorre attrezzarsi per osservarlo. Ma quando ci si riesce, possiamo godere – senza bisogno di supporti digitali – di una “realtà aumentata” che proietta sulla città contemporanea le silhouettes delle donne e degli uomini che l’hanno abitata nel corso del tempo.

I DOCENTI
 
Antonio Brusa è docente presso la Scuola di Specializzazione all’insegnamento di Pavia. Ricercatore in qualità di professore aggregato all’Università di Bari sino al 2010, collabora con il C.I.D.I. (Centro Iniziativa Democratica Italiana) e il LANDIS (Laboratorio Nazionale Didattica della Storia). Dal 2013 dirige la Summer School “Laboratorio del Tempo Presente” per l’Istituto Parri. Ha fatto parte delle Commissioni ministeriali Brocca, De Mauro e Ceruti per la riforma dei programmi di storia. Ho co-fondato “Quaderni Medievali”, di cui è stato direttore dal 1975 al 1980 e co-diretto “I Viaggi di Erodoto” e “Mundus”, le due riviste di didattica della storia apparse in Italia; dirige la rivista on-line “Novecento.org” e fa parte del comitato scientifico di diverse riviste didattiche pubblicate in Spagna, Svizzera, Francia. Cura il sito per insegnanti di storia www.historialudens.it. E’ autore di numerosi saggi, articoli, manuali e pubblicazioni didattiche.
 
Paolo Battifora, docente di storia e filosofia, è il coordinatore scientifico dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea (ILSREC) di Genova. Membro del comitato redazionale della rivista “Storia e Memoria” e del comitato scientifico del festival genovese “La Storia in piazza”, si è occupato di Shoah, deportazione politica, civile e militare, resistenza, fascismo, storia dell’Italia repubblicana. Nell’ambito della didattica e dell’educazione alla cittadinanza collabora alla rivista on-line “Novecento.org” e ha diretto numerosi corsi di formazione per insegnanti e seminari rivolti agli studenti, svolgendo il ruolo di tutor nelle due ultime edizioni della Summer School “Laboratorio del Tempo Presente” organizzato dall’Istituto Nazionale Ferruccio Parri. Giornalista pubblicista, scrive sulle pagine culturali del “Secolo XIX”.

Informazioni e prenotazioni
I posti sono limitati e su prenotazione a prenotazioniscuole@palazzoducale.genova.it – tel. 010 8171604 (da martedì a venerdì ore 11-13; 14-16)
Costi:
€ 60, totale 8 ore di formazione (19 e 20 febbraio)
€ 30, totale 4 ore di formazione (19 o 20 febbraio). Si prega di indicare in fase di prenotazione il giorno scelto

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