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Il puro e l’impuro. La vita mista

345x240 - PURO IMPURO

13 ottobre, dalle ore 16.30

Gustavo Zagrebelsky
Vittorio Lingiardi
Francesco Piccolo

14 ottobre, dalle ore 16.30

Melania Mazzucco
Marco Revelli

In un tempo incerto, nel caos delle voci, nei momenti di passaggio, nel vuoto dei volti spesso capita agli orfani di aver bisogno di certezze, se non altro per scacciare la paura. Capita ai singoli come capita alle città. E allora si reclamano parole e idee chiare e forti e semplici, dimenticando che spesso la vita si annida in quelle complesse, sfumate, ricche ,dove più di tutto si ritrova ciò che ci accomuna, e cioè l’umano, così fragile, così gettato nel mondo, così intrinsecamente fatto di puro e impuro, come recita il titolo di uno dei più bei libri di Vladimir Jankélévitch da cui prendiamo spunto.
Su questo tema e sulle sue mille sfumature abbiamo deciso di concentrare lo sguardo di un costituzionalista, uno psicanalista, due narratori e un filosofo della politica, tutte figure di primo piano della cultura italiana, ma soprattutto scrittori in grado di adottare punti di vista che superano e ampliano i confini dei singoli mestieri e delle singole competenze. Sì, perché quella che viviamo non è un’immagine ideale, ma, appunto, una vita mista.

Sabato 13 ottobre
 
ore 16.30 | Gustavo Zagrebelsky, “Nolite esse causidici multum”. Giuristi nella caverna

Professore emerito di diritto costituzionale all’Università di Torino, Gustavo Zagrebelsky collabora con il quotidiano «la Repubblica», ha pubblicato presso Einaudi Il diritto mite (1992), Il “crucifige!” e la democrazia (1995 e 2007), La domanda di giustizia insieme con Carlo Maria Martini, (2003), Principî e voti (2005), Imparare democrazia (ultima edizione Super ET 2016), Intorno alla legge (2009), Sulla lingua del tempo presente (2010), Giuda (2011), Simboli al potere (2012), Fondata sul lavoro (2013), Fondata sulla cultura (2014), Liberi servi (2015), Senza adulti (2016) e Diritti per forza (2017)

ore 17.30 | Vittorio Lingiardi, Il puro oro dell’analisi

La psicoanalisi non conosce purezza. La sua ricchezza teorica nasce dalla contaminazione, la sua forza clinica nasce dal dialogo tra verità storica (ciò che è successo) e verità clinica (ciò che ricordiamo, ciò che raccontiamo). Per un istante, forse, possiamo intravedere «la città candida dove il sole di mezzogiorno non proietta più l’ombra delle cose» (Jankélévitch).
Ma il resto è traversata, trasformazione nell’impurità. Così è l’attività mentale, disomogenea, insatura. Perfetta come una poesia, la purezza analitica a un certo punto si mostra e, quando si accorge che la guardiamo, si scioglie come un fiocco di neve. «Il puro oro dell’analisi» diceva Freud, ben sapendo che inevitabile è il suo legarsi «con il bronzo» di altre soluzioni terapeutiche.
I restauratori giapponesi, quando un oggetto di ceramica si rompe, adottano l’antica pratica del kintsugi: «riparano con l’oro». È la purezza di una cicatrice aurea a saldare i frammenti del trauma. L’effrazione viene trasformata e il pezzo, ora unico e irriproducibile, acquista più valore. Succede anche alle persone, non solo alle tazzine.
 
Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, è Professore ordinario di Psicologia dinamica alla Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma, dove dal 2006 al 2013 ha diretto la Scuola di specializzazione in Psicologia clinica. Con Nancy McWilliams ha coordinato il progetto internazionale Psychodynamic Diagnostic Manual (PDM-2, Guilford Press, 2017; Raffaello Cortina, 2018). I suoi ultimi libri sono: Diagnosi e destino (Einaudi, settembre 2018), Mindscapes. Psiche e paesaggio (Raffaello Cortina, 2017), Citizen gay. Affetti e diritti (il Saggiatore, 2016, 3a ed. aggiornata). Ha pubblicato due raccolte di poesie: La confusione è precisa in amore (Nottetempo, 2012) e Alterazioni del ritmo (Nottetempo, 2015). Per Raffaello Cortina dirige la collana «Psichiatria Psicoterapia Neuroscienze». Collabora all’inserto culturale Domenica del «Sole 24 Ore», al quotidiano «la Repubblica» e al Venerdi di «la Repubblica», dove tiene la rubrica settimanale “Psycho” su cinema e psiche.

ore 18.30 | Francesco Piccolo, Contro la purezza

Ma la purezza è davvero una virtù? Qualche esempio di politica, letteratura e vita quotidiana per rispondere no.
“Ci ho messo una vita intera a concepire l’impuro come un modo di stare al mondo; ho accettato così questa mia incompletezza, questa mia dedizione alla superficialità, questa mia capacità di star fuori dalle cose e guardarle, e questa mia incapacità di essere una persona pura, coerente.” Da Il desiderio di essere come tutti
 
I suoi ultimi libri sono: La separazione del maschio (2008), Momenti di trascurabile felicità (2010), Il desiderio di essere come tutti (Premio Strega 2014), e Momenti di trascurabile infelicità (2015). Ha firmato, tra le altre, sceneggiature per Nanni Moretti (Il Caimano 2006, Habemus Papam 2011, Mia madre 2015), Paolo Virzì (My name is Tanino 2002, La prima cosa bella 2010, Il capitale umano 2014, Ella & John – The Leisure Seeker 2017), Francesca Archibugi (Il nome del figlio 2015, Gli Sdraiati 2017), Silvio Soldini (Agata e la tempesta 2004, Giorni e nuvole 2007).
È stato autore di molti programmi televisivi come: Vieni via con me, Quello che (non) ho, Viva il 25 aprile e FalconeeBorsellino.
Collabora con il «Corriere della sera».

Domenica 14 ottobre
 
ore 16.30, Melania Mazzucco, Residuo fisso. Note per una microbiologia della letteratura

Il residuo fisso è l’essenza dell’acqua: la parte solida che resta dopo l’evaporazione. Una maggiore quantità di sali minerali rende l’acqua “pesante”, una quantità minore “leggera”.
Quale è il sale della letteratura? Il residuo fisso sono le particelle irriducibili della vita, che restano quando tutto evapora? I fautori della letteratura pura, che ha come meta la bellezza, e quelli della letteratura contaminata dall’imperfezione della realtà si sono combattuti in versi, romanzi, saggi. E’ la letteratura “pesante” o “leggera” quella di cui oggi abbiamo bisogno per vivere?
 
Melania Mazzucco ha scritto per il cinema, il teatro e la radio, ottenendo riconoscimenti internazionali, ed è tradotta in 27 paesi. Ha pubblicato articoli, reportage e racconti su numerose testate (Il Sole 24 Ore, Corriere della Sera, il manifesto, Il Messaggero. Autrice di numerosi romanzi di successo, è vincitrice del Premio letterario Viareggio-Tobino 2011, del premio Vittorio De Sica per la letteratura 2011, del Premio Ignazio Silone 2013 e del Premio Dante d’oro 2016 dell’Università Bocconi e, sempre nel 2016 è diventata membro d’onore della Scuola Grande di San Rocco a Venezia, ricevendo la pergamena di Consorella d’Onore. Il suo libro Io sono con te. Storia di Brigitte è stato votato libro dell’anno di Fahrenheit (Rai Tre) e le è valso il Premio Letterario Basilicata per la narrativa 2017.

ore 17.30 | Marco Revelli, Umano, inumano e post-umano

Marco Revelli insegna Scienza della politica all’Università del Piemonte orientale. Fra i suoi ultimi libri: Le due destre: le derive politiche del postfordismo (Bollati Boringhieri, 1996), La sinistra sociale (Bollati Boringhieri, 1999). Per Einaudi ha curato il testo di T. Ohno, Lo spirito Toyota («Einaudi Contemporanea»). Nel 2001 ha pubblicato il saggio Oltre il Novecento, nel 2003 La politica perduta («Vele»), nel 2010 Poveri, noi («Vele»), nel 2013 Finale di partito («Vele»), nel 2016 Non ti riconosco («Frontiere») e nel 2017 Populismo 2.0 («Vele»).

A cura di Ernesto Franco, in collaborazione con Giulio Einaudi Editore

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