
Terminati gli studi di architettura al Politecnico di Stoccarda, Otto Hofmann si iscrive nel 1928 al Bauhaus di
Dessau, dove segue le classi di pittura di Vassilij Kandinskij e di Paul Klee. Il loro insegnamento, come documentano
in mostra le trascrizioni manoscritte delle loro lezioni, svolge un ruolo fondamentale su tutta la sua
successiva ricerca pittorica, caratterizzata da un costante interesse verso le molteplici potenzialità combinatorie
determinate dai rapporti tra colore, forma e superficie. L’ambiente del Bauhaus incoraggia anche al confronto
con le altre esperienze avanguardistiche europee e Hofmann sviluppa ben presto un autonomo
linguaggio artistico svincolato dai modelli stilistici e formali dei suoi maestri. Durante un breve soggiorno nel
1933 in Svizzera, dove si rifugia per sfuggire alle persecuzioni del nazismo, ha l’opportunità di incontrare Hans
Arp e il gruppo Dada di Zurigo. In seguito si reca a Parigi, frequentandovi il milieu artistico e rinsaldando alcune
vecchie amicizie con altri artisti sfuggiti come lui alla furia nazista, come Kandinskij. Rientrato in Germania,
prima a Jena e poi a Berlino, Hofmann subisce come molti altri esponenti dell’avanguardia artistica la
censura politica del nazismo: da un lato gli viene impedito di dipingere, dall’altro i suoi quadri acquistati da
numerosi musei vengono confiscati e bollati con il titolo di “arte degenerata”.
Con la moglie Hanna, di origine ebraica, si trasferisce nel piccolo paese di Hainichen in Turingia per sfuggire
alle persecuzioni razziali. Qui nel 1939 Hofmann deve arruolarsi nelle truppe della Wehrmacht.



