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Freak show

freak

progetto di Martina Giovene (Pigna)
5 – 22 settembre 2019
 
Sala Dogana

Ingresso libero
Inaugurazione 5 settembre, ore 18
Orario: 15-20 dal martedì alla domenica

Freak show è un progetto ispirato agli omonimi spettacoli circensi degli Stati Uniti a cavallo fra l’ultima metà del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo, in cui uomini e animali dalle sembianze anomale si esibivano per il pubblico. In particolare, viene preso d’esempio il periodo fra gli anni ’30 e ’40, non solo nel contenuto ma anche nella forma: i soggetti proposti difatti riprendono le caratteristiche dei protagonisti della cultura pop delle animazioni statunitensi di quell’epoca, riproposti in chiave grottesca e inquietante. L’obiettivo dell’esibizione è presentare un ambiente in cui il fruitore possa essere affascinato da uno spettacolo sinistro e curioso creato dal contrasto fra creature deformi e colori brillanti.
Lo spettatore sarà accolto da una serie di animazioni sinistre accompagnate da melodie nostalgicamente angoscianti. Successivamente, all’interno della mostra effettiva, verranno presentate opere dipinte su legno, oppure realizzate tramite il ricamo, le quali prendono ispirazione inizialmente dalle icone religiose, fino ad arrivare alle illustrazioni di “De Monstris” di Fortunio Liceti.
 
Martina Giovene è un’artista emergente nata a Genova nel 1996. Laureata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna con il massimo dei voti, ha alle spalle molteplici esperienze nell’organizzazione e nella partecipazione attiva a diversi eventi di natura artistica in Italia e all’estero. Oltre all’adesione ad eventi organizzati dall’Accademia di Bologna e ad esposizioni in differenti gallerie bolognesi, fra il 2016 e il 2018 Martina ha avuto l’occasione di prendere parte a performance durante rassegne musicali e a collaborazioni con collettivi artistici nell’ambito del fumetto, avendo la possibilità di partecipare a fiere in gran parte d’Italia.
Nel corso dei suoi studi la poetica artistica di Martina si è sviluppata verso la riproposizione di elementi ludici in chiave grottesca, creando così un contrasto tra i personaggi dei cartoon americani della prima metà del ‘900 e ciò che essi rappresentano (deformità, volti sardonici, ambientazioni sinistre).


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