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Enrico Pugliese

pugliese

Il modello mediterraneo
delle migrazioni internazionali
e i problemi dell’accoglienza

 
27 marzo 2017, ore 17.45
Sala del Maggior Consiglio

 

Le politiche di integrazione dei paesi europei riflettono da un lato la storia sociale e demografica ma dall’altro anche l’impatto degli eventi geopolitici che li hanno coinvolti.
Per quel che riguarda l’Europa è opportuno tener conto dell’esistenza nell’Unione di paesi di tradizionale immigrazione (Europa Nord-occidentale), di paesi di nuova emigrazione (Europa mediterranea) e di paesi di recentissima immigrazione come i paesi balcanici e in generale dell’Est.
Nel primo caso i modelli sono stati diversi – assimilazionista quello francese (repubblicano), multiculturale quello britannico, rotatorio quello del Gastarbeiter tedesco – tutti con luci ed ombre dal punto di vista della capacità di favorire l’integrazione e tutti ora in crisi per effetto dei cambiamenti recenti a livello economico e sociale.
I paesi mediterranei, late comers, non hanno teorizzato e tradotto in legislazione sull’emigrazione modelli di questi o di altro genere. Ecletticamente hanno perseguito politiche migratorie certamente progressiste dal punto di vista dei principi e dei valori di base, ma caratterizzate da implementation deficits dovuti anche alla complessità del nuovo quadro migratorio internazionale delineatosi nell’ultima parte del Novecento con l’accresciuta pressione migratoria da diverse aree del globo.
Infine nei paesi dell’Europa dell’Est l’immigrazione, per altro recente, è stata silenziosa (come quella cinese in Romania) destando scarso interesse fino all’esplosione della cosiddetta ‘crisi dei rifugiati’ nel corso della quale si sono espressi a livello sociale profonde reazioni xenofobiche alle quali hanno corrisposto politiche di chiusura da parte dei governi accompagnate da un orientamento euroscettico.
In conclusione, l’Europa. Tradizionalmente la Comunità prima e l’Unione dopo hanno tentato di promuovere politiche comuni per l’immigrazione su basi tendenzialmente progressiste, ma a volte non adeguate alle effettive necessità di integrazione, per altro in presenza di una resistenza degli stati membri rispetto alla ‘ingerenza europea’. A volte anche le resistenze hanno messo in discussione e finanche violato accordi e principi di base dell’Unione. D’altro canto, in alcune circostanze, gli accordi hanno penalizzato alcuni stati, come nel caso dei diversi accordi di Dublino sull’accoglienza dei richiedenti asilo e dai rifugiati da guerre e catastrofi. Per effetto di questa normativa paesi come la Grecia e l’Italia finiscono per sopportare un carico di problemi che non vanno a vantaggio dell’integrazione. Ma tutto ciò è modificabile.
I tempi non sono i migliori per gli immigrati in Europa ma c’è ancora spazio per politiche di solidarietà sul piano del lavoro e degli altri canali di inserimento evitando derive ‘securitarie’ . L’efficacia e la sensatezza delle politiche sia di ingresso che di inserimento sono determinanti per impedire fenomeni di rifiuto che in questo periodo mostrano di attivarsi. Il confronto e l’apprendimento reciproco di buone pratiche tra i paesi certamente può contribuire ad affrontare le sfide dell’integrazione.

Enrico Pugliese è professore emerito di Sociologia del lavoro presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione della Sapienza-Università di Roma, dove è tuttora membro del collegio dei docenti del dottorato “Sociologia e scienze sociali”. E’ associato all’Irpps (Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali) del Cnr, del quale è stato direttore dal 2002 al 2009. Ha insegnato per molti anni presso l’Università di Napoli Federico II dove è stato preside della Facoltà di Sociologia.
Si è occupato di occupazione e mercato del lavoro, di movimenti migratori e di politiche sociali. In questo ultimo ambito ha focalizzato la sua attenzione sugli anziani sia come lavoratori in crescente difficoltà, sia come destinatari delle politiche sociali. Nell’ambito degli studi sulle migrazioni si è occupato della condizione degli immigrati stranieri in Italia e attualmente si interessa della nuova emigrazione italiana. E’ membro della direzione o del comitato scientifico di diverse riviste tra le quali si ricordano, Inchiesta, La Critica Sociologica, Mondi Migranti, Economia e Lavoro, Sociologia del lavoro.
Tra i suoi libri: Il Lavoro, con E. Mingione (Carocci), Sociologia della disoccupazione (Il mulino), Rappresentare i non rappresentati, (cura di) con F. Pirro (Ediesse), L’Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne (Il mulino), La terza età: anziani e società in Italia (Il mulino).

Rassegna La sfida dell’immigrazione



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