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Dalla Fama all’Eternità: Le Tombe dei Medici in San Lorenzo a Firenze

Cristina-Acidini

19 febbraio, ore 21
Cristina Acidini
 
La cappella sepolcrale dei Medici in San Lorenzo a Firenze, o Sagrestia Nuova, non è soltanto il supremo capolavoro d’architettura e di scultura di un artista divinizzato in vita come Michelangelo Buonarroti, ma è anche la memoria tangibile d’una straordinaria coincidenza di fatti storici destinata a non ripetersi: ovvero che l’artista conosceva i papi Medici committenti, Leone X e Clemente VII, fin dall’adolescenza, quando aveva abitato con loro nel palazzo di Lorenzo il Magnifico.
Nella Sagrestia iniziata nel 1520 in forma di aula “cubica” coperta da una cupola ispirata al Pantheon, con il vano d’altare fra due sagrestiole, si trovano le tombe dei Magnifici Giuliano e Lorenzo (morti nel XV secolo) e dei capitani della generazione successiva morti giovani: Lorenzo duca d’Urbino e Giuliano duca di Nemours. Sono le tombe parietali dei duchi i capolavori sommi. I defunti siedono entro nicchie, ognuno sul proprio sarcofago: Giuliano corazzato all’antica si erge in atto di alzarsi; Lorenzo il “pensoso” medita. Sui coperchi giacciono le statue delle Parti del Giorno – Notte e Dì, Aurora e Crepuscolo – che simboleggiano il ciclo ritornante del Tempo. Queste sculture eroiche sono tra le più celebri del mondo: la Notte pallida e lunare sprofondata nel sonno, la sensuale Aurora che si risveglia amareggiata dalla perdita dei giovani Medici, il Dì e il Crepuscolo chiusi nel loro doloroso sconcerto. Statue per lo più non finite, e che tuttavia sprigionano una sconcertante potenza morale ed estetica.
La chiave di volta concettuale dell’intera Sagrestia è il Tempo: quello breve degli uomini, quello lungo della loro fama, quello senza fine di Dio, l’eternità che attende la vita ultraterrena dell’anima. E in questa sfera, non più storica e dinastica bensì religiosa, s’incontra la bellissima Madonna che porge il seno a Gesù Bambino, issata con i Santi Cosma e Damiano – opere di assistenti – sul “cassone” dei Magnifici del secolo XV: a Lei, secondo l’antica iconografia della “doppia intercessione”, si rivolgono i Santi protettori dei Medici, perché interceda presso il Giudice divino in nome dell’umanità di Cristo, raccomandando i Medici defunti.
Investita da tragiche turbolenze politiche e militari – in particolare dall’assedio e caduta di Firenze (1529-30) dopo il Sacco di Roma – e lasciata interrotta da Michelangelo alla partenza per Roma nel 1534, la Sagrestia Nuova così com’è giunta ai nostri giorni resta una pietra miliare nell’arte universale di tutti i tempi.


rassegna: I capolavori raccontati





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