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Dal 3 marzo al 1 luglio 2018
Loggia degli Abati

La vita e l’arte di Antonio Ligabue

Antonio Ligabue viene espulso dalla Svizzera nel 1919 – era nato a Zurigo il 18 dicembre 1899 –, dopo un’infanzia e un’adolescenza difficili, segnate dall’allontanamento dalla madre a nove mesi di età e da un’irrequietezza che pare trovare lenimento solo nella vicinanza agli animali, domestici ed esotici (che conosce frequentando i circhi), che ama disegnare. Il suo approdo, a quasi vent’anni di età, sulle rive del Po, a Gualtieri (Reggio Emilia), paese d’origine dell’uomo che, sposando la madre, gli ha dato il proprio cognome, lo catapulta nella dura situazione di uno “straniero in terra straniera”. Perduta è la patria (che mai dimenticherà, raffigurandola nei suoi paesaggi padani) e iniziato è il tempo dell’esilio: Antonio parla il tedesco, e non conosce l’italiano; per sopravvivere, fa i lavori più umili, come lo scarriolante sugli argini del Po; dorme in un capanno nella golena, in qualche stalla e fienile della zona. Lo salva l’insopprimibile volontà di essere artista: scolpisce con l’argilla che trova nei campi; continua a disegnare animali; dipinge intensamente dopo l’incontro, nel freddissimo inverno del 1928-1929, con Marino Mazzacurati. Subisce tre ricoveri nell’Istituto psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, ma sarebbe fuorviante definirlo “naïf” (come a lungo si è fatto) o artista da raggruppare tra quelli segnati dalla follia: si tratta invece di un “espressionista tragico”, cui si debbono opere di straordinario fascino e forza comunicativa, nelle quali convivono visionarietà e gusto decorativo. Lo testimoniano i dipinti delle lotte senza tregua tra gli animali selvaggi – trasfigurando con la fantasia fonti iconografiche quali i manuali, le figurine Liebig, le stampe popolari, e le immagini acquisite attraverso la frequentazione dei circhi e della sezione naturalistica dei Musei Civici di Reggio Emilia – e gli autoritratti, specchio di un disagio esistenziale e di una sofferenza cupa, nei quali lui registra l’inesorabile procedere verso l’esito finale.
Il suo valore di artista è a lungo non riconosciuto – è costretto a praticare per anni il baratto, cedendo le proprie opere in cambio di ciò che gli serve per vivere –; solo nella seconda metà degli anni cinquanta comincia a crescere l’interesse per i suoi lavori, culminato nella mostra personale alla Galleria La Barcaccia di Roma nel 1961. Ma prima la malattia, e poi la morte, battono alla porta: Antonio Ligabue muore il 27 maggio 1965.


Loggia degli Abati,
Palazzo Ducale
piazza Matteotti, 9
16123 Genova


Orari
da martedì a domenica, ore 10-19
Lunedì chiuso
La biglietteria chiude un’ora prima
 
Biglietti
intero 11 €
ridotto 9 €
scuole 4 €
audioguida compresa
 
Biglietto congiunto con la mostra su André Kertész: 15 €



Proposte educative per le famiglie:
17 febbraio e 19 maggio, ore 16
Amici per la pelle

I visitatori sono tenuti a lasciare all’ingresso delle zone espositive bagagli e a depositare negli appositi armadietti borse voluminose e zaini.
Negli spazi espositivi e congressuali è inoltre vietato:
- introdurre animali, ad eccezione di quelli utili per accompagnare le persone disabili, e qualunque oggetto che per le sue caratteristiche possa rappresentare un rischio per la sicurezza delle persone, dell’edificio, delle strutture;
- effettuare riprese fotografiche e audiovisive non autorizzate o in deroga con le norme esposte alla biglietteria;
- fumare in tutti i locali della Fondazione;
- usare il cellulare all’interno degli spazi espositivi;
- consumare cibi e bevande.
Altri divieti possono essere imposti in biglietteria o direttamente nelle zone espositive per ragioni di sicurezza
L’intera carta dei Servizi di Palazzo Ducale è consultabile qui

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