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Antonio Calenda e Tullio Solenghi

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Umorista e gentiluomo. Achille Campanile
lunedì 19 novembre 2018, ore 17.45
Sala del Maggior Consiglio

 

Premessa di Margherita Rubino

Achille Campanile è il più fantasioso ed imprevedibile letterato-umorista del secolo scorso.
La sua produzione letteraria e teatrale, indice di un gusto e una tendenza che hanno molto inciso nel costume italiano fra le due guerre, gioca felicemente su un umorismo verbale dal sapore inedito e su un impianto narrativo argutamente paradossale.
Con la sua grazia di invenzione libera, emblema metaforico dell’inconsapevolezza e della stupidità della borghesia italiane, con la sua ambiguità di linguaggio adombra modi e usi delle società, con capacità critica da letterato acuto e originale osservatore.
Guidato solo dagli umori della sua fantasia, quest’inventore d’eccezione, sotto il velo del puro divertimento, conduce a qualcosa di autentico e diverso. E la novità sta proprio nell’eccezionalità della sua pagina, come la più paradossale delle investigazioni condotte sulla realtà.
Non aggredisce, non si propone né come antagonista né come mago dei rovesciamenti. Il suo lavoro di guastatore, la sua rovente ironia, è quasi impercettibile. Con particolari minimi consente di mettere in dubbio la credibilità del fatto. Una parola, un aggettivo, “intoppi” minuscoli, inezie, che tuttavia mettono in crisi la solida costruzione della norma. Ed è a volte l’errore casuale di pronuncia o di lettura, a spingerlo alla contrapposizione. Quella che, alla fine, gli permette di alzare il sipario su un altro mondo, ipotetico, ma, al contempo, logico e non slegato dal rispetto delle conseguenze.
In Campanile, inoltre, lo spettacolo teatrale (perché è nel teatro che esplodono le sue mirabolanti e irresistibili metafore) comincia nel momento in cui la definizione dell’argomento viene messa improvvisamente in crisi. Allo stesso modo il suo personaggio-tipo cammina senza saperlo su un terreno minato.
La macchina illustrativa si inceppa e non si può più proseguire. L’assurdo risulta come un momento astratto, poiché non si fonda su nessuna teoria. Se ha un compito è solo questo, di insinuare un modo di invalidare la rappresentazione formale della realtà. Così questa, involontariamente ricostruita dal Campanile, per un ulteriore intervento miracoloso, finisce sempre col mantenere una sorta di nuova unità e compattezza, sia pure nell’assurdo, di cui è maestro e antesignano.
Sorprende non trovare Achille Campanile nelle tante storie della letteratura. Lui, inventore di un nuovo genere letterario e, soprattutto, “a suo modo” un classico del Novecento. Uno dei pochissimi scrittori a cui è possibile attribuire questa definizione senza perplessità.

Antonio Calenda, fondatore di uno dei primi teatri di ricerca e sperimentazione, ha diretto alcuni fra i principali teatri stabili e lirici in Italia. Ha prediletto la drammaturgia contemporanea sia tramite la produzione e l’allestimento di testi di giovani autori sia dirigendo attori fra i più significativi della storia italiana del teatro.
 
Tullio Solenghi, attore, comico, regista teatrale, personaggio televisivo, imitatore e doppiatore italiano, dal teatro classico al cabaret, dalla pubblicità al cinema, alcuni dei suoi personaggi rimangono vere icone nel panorama artistico italiano.



Rassegna Letteratura comica del Novecento, a cura di Luca Bizzarri e Tullio Solenghi

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